Il monte Catria e la montagna

L'UOMO E LA MONTAGNA

Nella zona del monte Catria si instaurò fin dai tempi più antichi, per ragioni topografiche, una viabilità verso la costa che permetteva il facile passaggio di gruppi tribali e di genti armate in cerca di nuovi traffici e di terre da popolare. Nel Paleolitico il clima rigido e la presenza di fitte foreste hanno impedito uno stanziamento antropico; il territorio era comunque frequentato per la caccia alla selvaggina. Sono state invece ritrovate tracce di insediamenti umani del Neolitico, presenti nella fascia pedemontana a quota 400-500 m.s.l.m. Accertata la presenza dei Piceni, Romani e dei Barbari, tra cui i Galli Senoni. Nel Medioevo la montagna si lega alle vicende degli eremi, come il monastero di Fonte Avellana, la Badia di Sitria, il Santuario della Madonna dell’Acquanera.

Se la storia di eremi e monasteri è testimoniata da documentazioni scritte, quella dei contadini che per trarre sostentamento frequentavano la montagna è affidata invece alla sola tradizione orale di pochi anziani. I loro racconti narrano di tempi non troppo lontani, quando le uniche fonti di sussistenza erano legate alla pastorizia e alla produzione di legna e carbone. Altro perno attorno a cui ruotava la vita economica e sociale del mondo rurale era il mulino. Presenti per la maggior parte lungo il fiume Cesano, da San Lorenzo in Campo fino a Pergola, Bellisio Solfare, Pantana, se ne trovano altri anche sulla strada che da Serra S. Abbondio porta a Fonte Avellana e sul Cinisco fra Pergola e Frontone; essi erano posti lungo il corso dei fiumi Cesano e Cinisco. Alcuni sono in buono stato, altri invece in completo stato di abbandono, nascosti ormai dalla vegetazione. Sono rimasti pochi quelli funzionanti, dove i contadini vi macinano ancora il grano, come pochi sono i montanari che costruiscono cataste di legna, perfettamente simmetriche, le quali una volta coperte bruceranno per diversi giorni producendo il carbone. Un mestiere duro, quello del carbonaio, che lo costringeva a raggiungere zone anche molto impervie del monte ed a soggiornarvi anche per diversi giorni, riparandosi in capanne improvvisate e cucinando la polenta sul fuoco.

I sentieri che i montanari hanno tracciato nella secolare attività silvo-pastorale, costeggianti le antiche piazzole ormai riconquistate dalla vegetazione, in cui a volte sono ancora visibili le mura a secco, raccontano anche la storia di questa gente, povera ma rispettosa dell’ambiente da cui riceveva un magro guadagno, e di un passato che testimonia come si possa trarre sostentamento dalla montagna senza però alterarne gli equilibri.

 

LA CROCE SUL CATRIA

Eretta nel 1901 per desiderio del Papa Leone XIII, a ricordo del Giubileo del 1900, la Croce ha segnato e caratterizzato la montagna cantata da Dante al punto che oggi non sapremmo più pensarla senza di essa.

La prova che il monte Catria, 1702 m.s.l.m., ha sempre affascinato chiunque è comunque dimostrata dal ritrovamento, durante gli scavi per le fondamenta al momento della costruzione della Croce, di una statuetta di bronzo che si ritiene rappresenti una divinità gallica. La statuetta, alta 11 cm. per 152 grammi di peso, è conservata al Museo Archeologico Nazionale di Ancona.

Si raggiunge facilmente dal rifugio Vernosa in circa 45 minuti.

 

GLI ABITANTI DEL FIUME

Due parole sui due piccoli fiumi del territorio: il Cesano e il Cinisco. Il primo nasce a circa 1000 m.s.l.m. sul monte Catria, in località Fonte dell’Insollio, nei pressi della Balza dell’ Aquila. Nell’alto corso, dalla sorgente a Pergola, il letto del fiume presenta caratteristiche prevalentemente torrentizie, con acqua a corso veloce ricca di salti e balze. Qui si trovano gamberi, palaemonetes antennarius, e granchi di fiume, oltre a trote fario e iridee, vaironi e scazzoni, la cui presenza, insieme al “gatoss” (larva di Tipula Maxima) e al “portasassi” (larva di friganea), è indicatrice della purezza dell’acqua. Verso est, nel medio corso da Pergola a San Lorenzo in Campo, il letto del fiume si fa argilloso e sabbioso, fino a sfociare dopo 55 km nell’Adriatico. Le specie ittiche comprendono alborelle, anguille, cavedani, barbi, carassi, lasche, carpe, scardole e triotti. Da San Lorenzo fino al mare, il Cesano segna il confine della Provincia di Pesaro e Urbino con quella di Ancona. Il Cinisco invece nasce all’altezza della Balza della Porta, nei pressi della stazione di risalita della bidonvia; scende in direzione ovest-est toccando Frontone, Torricella e Pergola, dove si unisce al Cesano.

Ambedue sono soggetti a magre estive e piene autunnali e primaverili e non è difficile vedere lungo le loro sponde degli aironi cenerini.
Per i pescatori: le acque dei due fiumi, dalle sorgenti fino alla chiusa di Val Rea, appena sotto l’abitato di Pergola, sono di cat. A (salmonidi), e a valle della chiusa fino al mare sono di cat. B (ciprinidi).